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Muccia: Un antico crocevia dell' Appennino
Mostra Archeologica In occasione della XXXVIII Riunione scientifica dell’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria è stata allestita a Muccia la mostra archeologica "Muccia, un antico crocevia dell’Appennino"
In occasione della XXXVIII Riunione scientifica dell’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria, svoltasi nelle sedi di Portonovo e Abbadia di Fiastra tra 1 e 5 ottobre 2003, è stata allestita a Muccia, presso la cappella cinquecentesca, a pianta ottagonale, di Santa Maria di Varano, recentemente ristrutturata, la mostra archeologica “Muccia, un antico crocevia dell’Appennino”.

La mostra, organizzata dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici delle Marche in collaborazione con la provincia di Macerata e il Comune di Muccia, è stata inaugurata il 3 ottobre, alla presenza delle autorità locali e di un folto pubblico.

L’esposizione illustra i risultati degli scavi condotti sul sito di Maddalena di Muccia, iniziati negli anni ’60 dalla Delia Lollini, e ripresi dal 2001 dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici delle Marche, sotto la direzione di Mara Silvestrini, in collaborazione con l’Università “La Sapienza” di Roma (prof.sse Alessandra Manfredini e Cecilia Conati Barbaro) e l’Università di Pisa (prof.ssa Giovanna Radi).

Il sito, posto nell’alta valle del Chienti, non distante dal valico di Colfiorito, alla confluenza di un affluente con il fiume Chienti, risulta particolarmente favorito dal punto di vista ambientale, e delle vie di comunicazione, condizione questa che ha permesso una molteplicità di fasi insediative, a cominciare dal neolitico antico, fino all’epoca romana.

La fase neolitica (VI-V millennio a.C.) è testimoniata da alcune strutture scavate nel terreno, riconducibili a silos e focolari, che hanno restituito nei riempimenti strumenti litici in selce ed ossidiana e frammenti di ceramica con decorazione impressa.

Dagli strumenti litici e dai resti faunistici recuperati si deduce che l’economia dell’insediamento neolitico era basata sulla pratica dell’agricoltura e sull’allevamento di bovini, suini e ovicaprini. Attestata anche la pratica della caccia.

Dopo un periodo di abbandono di circa un millennio, il vasto pianoro di Maddalena di Muccia viene di nuovo frequentato nell’Eneolitico avanzato, periodo al quale risalgono delle fosse, dei pozzetti e delle buche di palo riconducibili ad aree funzionali di un villaggio databile agli inizi del III millennio a.C. Fra i materiali recuperati, strumenti litici e ceramica decorata a squame o con motivi a graticcio. I resti faunistici testimoniano il prevalente allevamento di ovicaprini.

Nell’estremità nord-ovest dell’area di scavo sono state individuate e scavate quattro tombe picene del tipo monumentale a tumulo, nelle due varianti, a circolo con fossato e a circolo di pietre riferibili agli orizzonti culturali orientalizzante ed arcaico. Da tali sepolture sono stati recuperati corredi costituiti da vasellame per il banchetto e oggetti di ornamento personale (fibule, armille) che attestano contatti con gli altri centri del Piceno e con l’Etruria centro-meridionale.

Infine nell’area di scavo sono emerse strutture murarie di epoca romana, riferibili ad età imperiale.

Le ricche testimonianze archeologiche derivanti dallo scavo di Maddalena di Muccia esposte in mostra, danno testimonianza di un sito che costituiva un importante punto di snodo di vie di comunicazione, tanto da meritare il termine “crocevia dell’Appennino” .

MOSTRA ARCHEOLOGICA: "Muccia: Un antico crocevia dell'Appennino" SEDE: Muccia, Chiesa di Santa Maria di Varano
DATE: dal 3 ottobre 2003 al 2 maggio 2004 (Aperta APRILE 2004 i giorni 10, 11, 12, 17, 18, 25, e MAGGIO 2004 i giorni 1, 2. Orario di apertura: mattino 10.30-12.30, pomeriggio 16.00-19.00)
INFORMAZIONI: tel. 0737/646135 (Comune)

INGRESSO LIBERO

Sono possibili visite guidate per scolaresche e gruppi, contattando la Cooperativa Arché al numero telefonico 0733/232218

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