Sembra aprirsi uno spiraglio nella vicenda del Lisippo, la statua greca, appartenente alla città di Fano, attualmente chiusa in un deposito del Getty Museum di Malibu (USA).
Solo due settimane fa sembravano non esservi speranze: il Getty Museum, per voce del responsabile del dipartimento delle Antichità del museo, Karol Wight, aveva fatto sapere di ritenersi il legittimo proprietario della statua e, per questo, non avere intenzione di collaborare con la città di Fano in alcun modo.
Oggi, però, le carte in tavola sembrano essere cambiate. Un'inchiesta del Los Angeles Times (ripresa anche da Repubblica) ha reso nota l'esistenza di alcuni documenti, risalenti a più di vent'anni fa, che testimoniano come gran parte della collezione del Getty sia stata acquistata da "tombaroli e ricettaroli internazionali".
Nel 1987, in uno scambio di lettere interne tra Harold Williams, il presidente del Getty, e John Walsh, il direttore, viene fatto il nome di Robin Symes, uno dei massimi fornitori d'arte, già allora noto come ricettatore.
Il noto petroliere americano, insomma, era cosciente del fatto che i suoi principale fornitori vendevano oggetti molto probabilmente trafugati ma, nonostante ciò, continuò ad acquistarli, deteminato com'era a realizzare, ad ogni costo, una collezione di grande valore.
Non si tratta certo di una grande novità, di "acquisti avventati" sono pieni i musei di tutto il mondo. Difficile è, di solito, dimostrare la paternità, anche perchè la legislazione, diversa in ogni paese, crea non pochi intoppi.
Anche riguardo al Lisippo, la difficoltà sarà quella di provare l'illegalità della provenienza. La statua, ripescata nel 1964 da un motopeschereccio fanese, il "Ferri-Ferruccio", e per questo appartenente alla città di Fano, sarebbe infatti arrivata al Getty, illegalmente, dopo un passaggio in Svizzzera per "ripulirla", e potrebbe così aver perso, come teme il sopritendente ai Beni Archeologici Giuliano De Maris, ogni pretesa di tornare in patria.
L'inchiesta del Los Angeles Times potrebbe avere comunque un certo peso: "Può essere lo spiraglio per alzare la testa", sostiene l'onorevole Vittorio Sgarbi che aggiunge: "Dal punto di vista giuridico l'importante è che abbia messo piede in Italia. A quel punto è difficile dire che il trafugamento non c'è stato".
(Fonte: www.gomarche.it)