PORTO SANT’ELPIDIO (FM) - Mostra archeologica “Origini. Vita e Morte nell’Età del Ferro”
Lo scorso 20 giugno, presso la Torre dell’Orologio a Porto Sant’Elpidio, è stata inaugurata la mostra “Origini. Vita e morte nell’età del Ferro. La necropoli picena di Porto Sant’Elpidio”, dedicata ad uno dei siti archeologici di epoca protostorica più significativi della Regione Marche, sostanzialmente inedito e databile alla prima età del Ferro (IX-VIII sec.a.C.), ma con testimonianze che arrivano fino al VII e parte del VI sec.a.C.



L’esposizione, curata dalla prof.ssa Giovanna Bergonzi e dal dott. Marco Ritrecina dell’Università degli Studi di Macerata, in collaborazione con la Soprintendenza per i Beni Archeologici delle Marche e l’Amministrazione Comunale di Porto Sant’Elpidio, con il sostegno della Regione Marche, della Provincia di Ascoli Piceno e della Fondazione della Cassa di Risparmio di Fermo, è la conclusione di una prima fase d’indagine di ricerca sul territorio, svolta a seguito di una convenzione tra Università degli Studi di Macerata, Dipartimento di Archeologia, La Soprintendenza per i Beni Archeologici delle Marche e il Comune di Porto Sant’Elpidio. Il percorso espositivo consentirà di gettare nuova luce sulle fasi iniziali della cosiddetta “civiltà picena”, ancora relativamente poco conosciute.

 

La scoperta della necropoli di Porto Sant’Elpidio, nell’agosto del 1917, si deve ad una circostanza fortuita, quando ancora la località era frazione del comune di Sant’Elpidio a Mare: in seguito a lavori di scasso per la realizzazione di una vigna, sul pianoro di Pian di Torre, furono rinvenuti i resti di una sepoltura. Grazie alla segnalazione degli abitanti della zona, fu intrapresa da parte della Soprintendenza ai Musei e agli Scavi di Antichità delle Marche e degli Abruzzi un’indagine che si protrasse per tre anni consecutivi (campagne di scavo settembre-novembre 1917, agosto-settembre 1918, ottobre 1919), nelle località Pian di Torre, Corva e Pescolla.

Le operazioni di scavo, condotte dall’assistente Ignazio Messina, consentirono di individuare 120 sepolture (alcune delle quali già distrutte o saccheggiate), da interpretare come parte di una necropoli protostorica articolata in gruppi distanti fra loro alcune decine di metri e costituiti da 10-20 tombe ad inumazione in fossa semplice. Ai limiti orientali del pianoro, al di sopra di una collinetta isolata, prospiciente il mare, si rinvennero tracce di un insediamento; in particolare, lungo il versante meridionale, Messina scavò tre “capanne di forma ovale”, secondo lui databili alla prima età del Ferro, strutture da mettere probabilmente in relazione con la vicina necropoli.

L’allestimento della mostra prevede l’esposizione di numerosi corredi funerari, ricostruiti dopo un paziente lavoro di riattribuzione di molti degli oggetti confusi o dispersi dopo il bombardamento del Museo Archeologico di Ancona nel corso dell’ultimo conflitto mondiale.

Saranno presentati per la prima volta ornamenti di grande pregio realizzati in bronzo, ferro, ambra, osso e terracotta, come i pendenti-pettorali a doppia piastrina con coppia di protomi ornitomorfe, le fibule, le collane e gli orecchini, oggetti che nelle tombe femminili eminenti raggiungono livelli di complessità notevoli.

 
Rasoi, spilloni ed armi caratterizzano le sepolture maschili e contribuiscono a ricostruire il ruolo che la comunità protostorica, stanziata nel territorio di Porto Sant’Elpidio, aveva nel sistema di trasmissione culturale e di scambi commerciali nell’Italia centrale durante la prima età del Ferro.

Anche con l’aiuto di ricostruzioni grafiche, sarà possibile indagare i segni del rituale funerario e fare ipotesi sul modo di vivere e di abbigliarsi dell’epoca o sulla struttura della comunità, caratterizzata da una pluralità di gruppi, con un’organizzazione interna che prevedeva, soprattutto a partire dall’VIII sec.a.C., un certo grado di differenziazione sociale, visibile nell’aumento del numero degli oggetti posti all’interno delle tombe e nella presenza, in alcune sepolture emergenti, di ornamenti di prestigio e con alto valore simbolico.


Parallelamente, sarà possibile seguire la storia degli scavi, che fu poi la storia della collaborazione straordinaria tra i residenti nelle zone oggetto delle ricerche e la Soprintendenza per i  beni archeologici di quegli anni, collaborazione che ha permesso di conservare e studiare un patrimonio di conoscenze importante non solo per uno dei comuni più giovani della nuova provincia di Fermo (costituito nel 1952), ma anche per l’intera Regione Marche.

 

La mostra resterà aperta fino al 6 gennaio 2010.

Orario apertura dal Lunedì al Sabato 09.00/13.00 – 17.00/20.00

Domenica pomeriggio 17.00/20.00

Per informazioni 0734-9047117

Per tutto il mese di agosto la mostra resterà aperta anche nelle serate di giovedì e domenica, dalle 21 alle 23

 

www.elpinet.it

 

 

 

 

 

In allegato l’invito  

 

15 giugno 2009

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