Pur essendo rimasti un po’ in ombra a confronto di altre tipologie di beni culturali, gli archivi storici marchigiani esprimono oggi una potenzialità che si innerva sugli interventi di recupero e valorizzazione, un tempo affidati a singoli studiosi o a pionieri locali. L’intensa stagione di dibattito sul patrimonio culturale italiano, che ha coinvolto studiosi, politici e opinione pubblica negli ultimi anni, ha scosso anche il polveroso mondo delle carte d’archivio, introducendo una nuova consapevolezza circa la polifunzionalità dell’archivio in quanto organizzazione della memoria scritta dell’ente che lo ha prodotto e ordinato, fonte per la storia della comunità nella, o per la, quale l’ente opera e infine testimonianza di raccordo ai fini di una più puntuale conoscenza degli altri beni culturali.
E’ così che, accanto alla ormai consolidata amministrazione archivistica messa in piedi dallo Stato, le amministrazioni locali cominciano sia pur timidamente a riprendere contatto con i propri fondi e la propria documentazione, dando vita ad azioni che tendono in primo luogo alla conservazione, quindi pure al riordinamento e alla valorizzazione in senso lato. Si tratta di una vera inversione di tendenza, tanto più necessaria in quanto gli archivi marchigiani rischiavano di veder disperdere progressivamente spezzoni di un complesso documentario sedimentatosi a partire dal periodo medievale (alcuni archivi comunali conservano fondi diplomatici comprendenti documenti membranacei in originale risalenti al secolo XI, oltre a documenti in copia che ascendono in alcuni casi al secolo IX).
La stretta e proficua collaborazione avviata negli ultimi anni in campo archivistico fra Stato e Regione viene appunto a sancire questo indirizzo e, nello stesso tempo, estende questo rinnovato interesse agli archivi ecclesiastici, ospedalieri e privati d’antico regime, postnapoleonici e postunitari, perseguendo le finalità proprie di un intervento complessivo e articolato: corretta conservazione, maggior fruibilità del patrimonio, qualificazione professionale degli operatori del settore.
In tale contesto si inserisce il tentativo di ricomporre virtualmente con le moderne tecnologie la consistenza del patrimonio archivistico marchigiano trasferito al di fuori della regione con il progetto Marche disperse.
Sono, infine, già in corso alcune iniziative pilota, le quali prevedono non solo la tradizionale utilizzazione in chiave storiografica e scientifica dell’archivio, ma anche una sua più ampia valorizzazione in modo da coinvolgere l’intera collettività nella presa di coscienza dell’esistenza di un luogo privilegiato della memoria, dotato di enormi potenzialità culturali, didattiche e (in)formative.