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Acquabona Plinio
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(Ancona 1913 – 2002)
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Acquabona indaga nello smarrimento dell’uomo "relativo", prigioniero del dubbio e incapace di aprirsi a verità assolute, al quale contrappone la certezza cristiana della redenzione divina.
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De Signoribus Eugenio
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(Cupra Marittima 1947 -)
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De Signoribus cerca attraverso le “stanze chiuse” della sua poesia, sempre in bilico fra maledizione e invocazione, la voce di un Altro, che possa rispondere agli insoluti interrogativi dell’esistenza umana.
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Paoli Feliciano
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(Urbania 1955 - )
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Grazie ad una struttura linguistica rivoluzionaria, caratterizzata da parole strette e quasi incassate fra loro, Paoli sonda il paesaggio provinciale degli eventi umani con stile ironico e attento, dando vita ad una ritmica del verso martellante, simile a quella di un “tarlo” che scava nella vita di tutti i giorni.
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Davoli Filippo
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(Macerata -)
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Scrittore “ideologico”, nel senso maturo e aperto, Filippo Davoli presenta nel suo percorso poetico la strategia della equidistanza tra esperimento prosastico e tensione musicale, elevando eventi apparentemente minimali a occasioni universali.
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Di Ruscio Luigi
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(Fermo 1930 – )
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Per la novità di linguaggio e la sincerità dei sentimenti, in bilico fra invettiva e disinganno, tra grido e chiamata alla “rivolta”, Di Ruscio si è imposto subito all’attenzione dei critici del novecento, tra cui Salvatore Quasimodo.
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D'Elia Gianni
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(Pesaro 1953 -)
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La poetica di D’Elia, testimoniata da un verso frammentato, allungato e abilmente “manipolato”, richiama la musicalità di Saba e la rapidità di Penna, rifacendosi all’influenza ideologica e stilistica di Pasolini.
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Cini Amato
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(Fermignano 1919 – Urbino 1987)
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Fin dagli esordi, Cini conferma la sua vocazione verso una poetica essenziale e metafisica, sospesa fra la domanda leopardiana e l’evocazione – invocazione dei Salmi, in cui il poeta anela all’incontro con il divino.
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Bonifazi Neuro
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(Urbino 1922 -)
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“Poesia dalla bruciante registrazione”, come la definisce Mario Luzi, è quella di Bonifazi che già dal suo primo libro affronta il tema del sequestro e della ripetizione, della ossessiva “clausura” dalla quale sembra impossibile uscire.
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Bellucci Ercole
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(Urbino 1937 - )
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Poesia ai limiti dello sperimentalismo, corrosiva e quasi beffarda è quella dell’urbinate Bellucci, non priva però di una tensione “mitica” e di fertili cedimenti verso l’elegia e l’idillio.
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Cesari Luca
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(Pesaro 1960 -)
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Nella poesia “naturalistica” di Cesari è possibile scorgere un’attenta registrazione degli elementi naturali e la loro formidabile reinvenzione attraverso uno stile colloquiale che dà voce agli interrogativi dell’esistenza.
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Ferri Marco
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(1950-)
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Dopo un’attività decentrata in riviste e in brevi plaquettes, Marco Ferri esordisce nella poesia con un’opera che si distingue subito per il rigore formale e per quello puramente etico.
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Matacotta Franco
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(Fermo 1918 – Genova 1978)
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Insegnante e giornalista, Matacotta fu il poeta più rappresentativo della corrente resistenziale e impegnata, che egli improntò di un denso lirismo di indiretta derivazione leopardiana.
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Mengacci Egidio
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(Urbino 1925 - 2000)
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Lontano da ogni “scuola” e da ogni “moda”, Mengacci ci dona una poesia scabra e tagliente, a tratti declamatoria, ma sempre distanziata da qualsiasi compiacimento poetico, in cui rivela un’autentica predilezione per la “verità” delle cose e dei sentimenti.
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Valentini Alvaro
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(Fermo 1924 – 1991)
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Valentini lascia, oltre agli interessanti studi e perlustrazioni critiche, un corpus poetico influenzato dallo stile di Montale, da lui molto apprezzato, e dalle accensioni evocative di Ungaretti, suo Maestro all’Università
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Malfaiera Anna
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(Fabriano 1926 – Roma 1966)
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Grazie alla particolare scorrevolezza, la poesia della Malfaiera si impone per la sua autorevole e orgogliosa coscienza linguistica e morale, senza cedere ad artifici intellettualistici e a superficiali “profondità” impressionistiche.
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Fortini Zeno
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(Barchi (PU) 1939 - )
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Nell’opera di Fortini è possibile rintracciare un doppio registro poetico: da una parte la tensione al canto, sull’onda del Leopardi, in cui prevale la figura della donna, dall’altra una poesia più vicina alla “scuola ermetica”, in cui il poeta esprime con versi aspri e polemici il proprio mal di vivere.
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Garufi Guido
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(Macerata 1949 -)
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Garufi ha intrecciato la sua attività di critico letterario insieme all’amico Remo Pagnanelli con il quale ha fondato la rivista “Verso” e prodotto una prima perlustrazione dell’attività poetica nelle Marche.
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Gattucci Adriano
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(Gualdo Tadino (Pg) 1935 - )
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Fedele ad un cristianesimo originale, Gattucci descrive con andamento quasi epistolare e cronicistico, ma con una musica particolare fatta di balzi oggettivi, la natura del paesaggio umbro - marchigiano che diviene luogo d’elezione spirituale in grado di riscattare la condizione umana.
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Betti Ugo
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(Camerino 1892 – Roma 1953)
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Incline al teatro di poesia, si distinse per la predilezione per l'apologo, la favola, i motivi simbolici, lo psicologismo esasperato.
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Bartolini Luigi
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(Cupramontana 1892 – Roma 1963)
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Pittore e incisore all’acquaforte fra i più tormentati e irrequieti della sua generazione, si dedicò con successo alla scrittura dimostrandosi un artista poliedrico e indipendente.
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