Un evento culturale di eccezionale rilievo sta per compiersi a Jesi: dopo più di trent’anni dall’ultima e finora unica volta in cui fu esposto nel 1972, per la mostra sui Cinque secoli di arte tipografica jesina a cura di Giovanni Annibaldi junior ed Edoardo Pierpaoli, il Liber Dantis, la prima edizione a stampa della Divina Commedia, una delle opere più rare e preziose nella storia della tipografia marchigiana, torna nella città dove, nel 1472 vide la luce, nella sede più naturale e prestigiosa che si potesse trovare, lo Studio per le Arti della Stampa (S.A.S.) a Palazzo Pianetti vecchio.
Sarà la mostra Collectio Thesauri. Dalle Marche tesori nascosti di un collezionismo illustre, allestita nelle due sedi di Ancona, presso la Mole Vanvitelliana e di Jesi presso lo Studio per le Arti della Stampa a Palazzo Pianetti vecchio, a ospitare una delle rarissime copie, soltanto sei in tutto il mondo, localizzate in biblioteche pubbliche, della prima edizione a stampa della Divina Commedia di Dante. Dopo settimane di intense trattative con l’Istituzione proprietaria del volume si è riusciti a riportare l’editio princeps dell’opera dantesca, insieme ad altri preziosi incunaboli danteschi, proprio nella città in cui, nel 1472, essa uscì dai torchi di un oscuro e geniale tipografo di origini veneziane, Federico de’ Conti.
L’editio princeps jesina della Commedia, uscita nello stesso anno delle altre due edizioni stampate a Mantova e a Foligno, fu la prima a riportare chiaramente la sottoscrizione con il nome dell’Alighieri e la data precisa di stampa, ovvero il 18 luglio del 1472. Per la prima volta poi, i visitatori della mostra si troveranno di fronte a un lavoro tutto italiano, sia per i caratteri in littera antiqua o romana, sia per il nome del tipografo, quel Mag(iste)r Federicus che in data 25 settembre 1472, dopo la stampa della Commedia, chiese al Comune di Jesi non solo la cittadinanza jesina per sé e per la sua famiglia ma anche particolari privilegi ed emolumenti. Figura sicuramente affascinante quella di Federico de’ Conti, dalla vita errabonda e avventurosa (egli riuscì perfino ad evadere nel 1477 dalle segrete jesine dove era stato rinchiuso per delle inadempienze contrattuali, scomparendo nel nulla), così come quella dell’altro grande stampatore presente nelle Marche nella seconda metà del Quattrocento, l’ “ebreo errante” Girolamo Soncino. Ora, grazie al generoso impegno della Regione Marche, della dott.ssa Rosalia Bigliardi, Direttrice della Biblioteca Planettiana e del dr. Mauro Mei, curatore della mostra Collectio Thesauri, l’incunabolo federiciano, con tutto il suo portato di storia e di mistero, riappare nella città dove vide la luce più di cinquecento anni fa, sommo esempio di quell’ars artificialiter scribendi, l’arte della stampa, che, per la prima volta nelle Marche fiorì a Jesi, dopo Venezia, Firenze e Bologna.
Info: tel. 0731 64272 (S.A.S.) – 538345 (Biblioteca Planettiana);
La mostra Collectio Thesauri prosegue fino al 30 aprile nelle due sedi di Ancona e Jesi. Info: www.collectiothesauri.it