La direttrice della Biblioteca della Scuola Normale Superiore di Pisa, la dott.ssa Sandra Di Majo, ha tenuto lo scorso 28 aprile, ad Ancona, una importante conferenza dal titolo "Biblioteche e collezioni speciali". L'iniziativa, promossa dalla prof.ssa Stefania Fortuna della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell'Università Politecnica delle Marche e dalla dott.ssa Flavia Emanuelli del Servizio Tecnico alla Cultura della Regione Marche, si è svolta nell'ambito delle iniziative per la "Collectio Thesauri", presso l'Aula Magna del Rettorato di Ancona.
A conclusione dell'intervento, la dott.ssa Di Majo ha visitato alla Mole Vanvitelliana la mostra “Collectio Thesauri” con il curatore Mauro Mei.
Qui di seguito il testo dell’intervento di Sandra Di Majo.
Biblioteche e collezioni speciali
La donazione di raccolte private è stata spesso all'origine di biblioteche che le conservano o come fondi separati o ormai integrate nelle generali raccolte e recuperabili (anche se non sempre) dagli inventari o cataloghi particolari a suo tempo allestiti. Gli esempi sono molto più numerosi di quelli illustri di comune riferimento. Lo conferma, per la Toscana, un bell'articolo di Maria Cecilia Calabi e Paola Ricciardi (Fondi librari nelle biblioteche toscane: riflessioni a partire da un censimento. "Culture del testo e del documento", 10 (2003), 1-51) scritto a conclusione della prima tappa di un censimento riguardante le biblioteche di ente locale, di accademie e istituzioni culturali in Toscana che richiama numerosi casi di biblioteche fondate a seguito della donazione di raccolte private. Una rassegna storica gentilmente inviatami alcuni mesi fa da Stefania Fortuna e di prossima pubblicazione, illustra ampiamente i fondi di medicina donati spesso con l'obiettivo di far sorgere una nuova biblioteca e il volume della nuova edizione del "Catalogo delle biblioteche d'Italia" dedicato alle Marche, presenta un folto elenco di collezioni private conservate presso le biblioteche della Regione.
Le donazioni di raccolte personali o familiari o di enti costituiscono dunque un capitolo importante nella storia delle biblioteche e rappresentano ancora oggi un'occasione ricorrente di arricchimento del loro patrimonio documentario. La loro acquisizione è al tempo stesso una sfida per le biblioteche e per gli enti da cui esse dipendono. Si tratta in genere di fondi di cospicue dimensioni, spesso contenenti nuclei di materiale antico e raro, libri postillati, archivi personali (carteggi, appunti di lavoro, bozze) e altro, il cui ordinamento richiede ingenti risorse (di spazio, finanziarie ed umane) e un forte impegno culturale ed organizzativo. Bisogna infatti conciliare più esigenze. Il mantenimento dell'originaria fisionomia della raccolta pur garantendo il rapporto con il patrimonio documentario della biblioteca, le più ampie possibilità di accesso e fruizione in contemporanea alla conservazione.
Per quanto alcune importanti iniziative di censimento e catalogazione siano state avviate già a fine Ottocento, un'attenzione ed una preoccupazione più ampia per i fondi speciali si è manifestata negli ultimi decenni del secolo scorso, inserendosi nel tema più generale della conservazione e tutela dei beni culturali. Ne è significativa espressione l' intervento di Emanuele Casamassima e Luigi Crocetti, "Valorizzazione e conservazione dei beni librari con particolare riguardo ai fondi manoscritti" (risale al 1977 in occasione del convegno tenutosi ad Arezzo "Università e tutela dei beni culturali"): una presa d'atto della diffusa presenza anche nelle biblioteche di pubblica lettura di un rilevante fondo di opere antiche, le cui cure sono spesso sacrificate dalle attività contingenti e conseguentemente "relegato in ambienti nascosti o considerato a livello di cimelio, reliquia, oggetto di ammirazione irrazionale".
Non è certamente da leggersi in queste parole l'invito a trascurare gli essenziali compiti di informazione, formazione, stimolo alla lettura propri della biblioteca pubblica né a trasferire i fondi antichi o i manoscritti in biblioteche che, anche per loro compito istituzionale, sembrano più adatte a garantirne la tutela. E' piuttosto la sollecitazione ad occuparsi di una realtà troppo spesso trascurata, dai bibliotecari, ma ancor più dagli enti da cui le biblioteche dipendono. A capire, mi sembra particolarmente importante sottolinearlo, quali potessero essere le forme e le opportunità di una collaborazione con le Università, le biblioteche di conservazione, il Servizio regionale per i beni librari.
Altri contributi invitano a guardare ai fondi speciali da una prospettiva storica. I fondi speciali visti come fonte per studiare la storia delle istituzioni che li hanno ricevuti, dei loro rapporti con i donatori, dei motivi che le hanno indirizzate verso un certo acquisto, delle scelte organizzative e delle politiche e tecniche adottate per l'ordinamento. Studiare una collezione implica anche un'indagine sull'originale proprietario ( lo sottolinea Marielisa Rossi nel volume Provenienze, cataloghi, esemplari: studi sulle raccolte librarie antiche. Roma,Vecchiarelli, 2001). Il fondo speciale acquista quindi nel suo insieme una valenza documentaria propria.
Certamente legato alle nuove sollecitazioni cui ho fatto breve riferimento, è non soltanto il moltiplicarsi degli studi dedicati alla descrizione di singole raccolte private acquisite dalle biblioteche e, in questo ambito, la "creazione" di una particolare tipologia, le "Bibliotche d'autore", ma anche l'impegno che molte Regioni, Enti pubblici, Istituzioni culturali hanno messo nella realizzazione di censimenti diretti alla localizzazione dei fondi, o con finalità più ampie ed ambiziose.
Le iniziative sono diverse. Ne richiamo qui soltanto due: il censimento descrittivo dei fondi speciali delle biblioteche lombarde (riguardante tutte le biblioteche della regione indipendentemente dall'Ente di appartenenze) finanziato dalla Regione Lombardia e condotto dall'Istituto lombardo per la storia della Resistenza e dell'età contemporanea (i risultati dell'indagine in "I fondi speciali delle biblioteche lombarde" Milano, Biblografica, 1995-1998.) e quello avviato nel 2000 per iniziative del Servizio biblioteche, musei e attività culturali della Regione Toscana che ho già citato all'inizio.
Il punto di partenza di ogni censimento è, ovviamente, la definizione dell'universo da censire, quindi, nei casi in discorso, chiarire cosa s'intende per "fondo speciale". Una definizione tutt'altro che semplice anche per la complessità delle situazioni di fronte a cui ci si trova: varietà dei "materiali" che costituiscono il fondo: libri, periodici, opuscoli ed estratti, manoscritti, manifesti, audiovisivi, film ecc.; diversità delle modalità di acquisizione (solo le donazioni, anche gli acquisti, anche i fondi costitutivi delle biblioteche?), di costituzione (considerare soltanto i fondi acquisiti da persone o enti esterni o anche quelli costituiti all'interno e d'iniziativa della biblioteca attorno ad un particolare soggetto ed argomento?), di conservazione (solo i fondi conservati unitariamente o anche quelli integrati nelle raccolte della biblioteca, ma ricostruibili attraverso un inventario o un catalogo? Solo quelli che conservano la loro originaria consistenza non venendo aggiornati o anche i fondi aperti?)
L'indagine lombarda parte da una definizione al massimo comprensiva "Per fondo storico-speciale s'intende un complesso di materiale librario, archivistico e documentario in senso lato che offra un rilevante grado di organicità, di omogeneità e di specificità tematica, o che per la sua particolarità abbia una rilevante importanza storico-bibliografica o presenti comunque interesse nella genesi del patrimonio complessivo di una singola biblioteca".
L'indagine toscana ha tenuto a mantenere distinti tre "termini" (fondo, collezione, raccolta) spesso usati quasi come sinonimi e inteso come fondo l' "insieme di libri, o altro materiale documentario, legati tra loro da un vincolo originario molto simile a quello che caratterizza i documenti costitutivi di un archivio, confluito a vario titolo (confisca, cessione, dono, acquisto, comodato, ecc.) all'interno del patrimonio di una biblioteca". Altri elementi caratterizzanti sono la sua formazione che è esterna rispetto alla biblioteca che lo conserva e il mantenimento nella dimensione originaria, cioè generalmente senza aggiunte o aggiornamenti.
L'altro aspetto da definire è fino a che punto ci si vuole spingere nell'indagine in pratica il suo obiettivo. Si può partire da un livello minimo limitandosi all'identificazione, localizzazione, indicazione delle condizioni per l'accesso al fondo. Oppure inoltrarsi in una descrizione analitica del fondo integrata da notizie storico biografiche sull'originario possessore. Sono alternative legate certo alla valenza documentaria che si vuole attribuire al censimento, molto anche alle risorse che si possono impegnare nell'impresa.
Ambedue le indagini in discorso sono state condotte ad ampio livello (per le schede attraverso cui è stata svolta la rilevazione, rinvio alle rispettive pubblicazioni già citate).
Giunti a questo punto è possibile un primo bilancio. Le elaborazioni teoriche relative alla storia delle biblioteche e della formazione delle loro collezioni hanno certamente promosso la ricognizione, l'ordinamento, la catalogazione, la valorizzazione dei fondi incoraggiando la confluenza di risorse verso queste attività.
Possiamo allora ritenere di avere raggiunto degli standard di sicuro riferimento per tutto quanto attiene ai fondi speciali? Possiamo cioè parlare di una biblioteconomia relativa ai fondi speciali in analogia a quella sviluppata in altri paesi anche per intervento ed iniziativa di alcune Associazioni professionali (ricordo ad esempio l'attività svolta al riguardo dell'Association of research libraries e dell'Association of College and Research Libraries)?
Oltre allo sviluppo della letteratura professionale sull'argomento, iniziative che fanno ritenere possibile uno sbocco di questo tipo esistono da qualche tempo. Penso in particolare alla Commissione libro antico e collezioni speciali e al Gruppo di studio sulle biblioteche d'autore ambedue costituiti nell'ambito dell'Associazione italiana biblioteche.
La prima si propone come supporto costante per i bibliotecari addetti al settore; indica inoltre quali prioritari obiettivi la diffusione di "una politica del servizio" anche nell'ambito dei fondi di materiale antico: una discussione ampiamente sviluppatasi negli ultimi decenni soprattutto relativamente alle biblioteche di pubblica lettura ed alle biblioteche universitarie, ma che ha poco coinvolto le biblioteche cosiddette di conservazione; lo sviluppo della cooperazione;
Il Gruppo di studio sulle biblioteche d'autore è finalizzato alla definizione di qusta tipologia di biblioteche ed all'elaborazione di linee guida per la gestione di questi fondi ed al loro censimento.
La disponibilità di linee guida relative a tutto l'iter dei fondi speciali, non rigidamente normative, ma autorevoli in quanto frutto di un'ampia discussione e di un confronto tra le politiche adottate dalle biblioteche è certamente utile. Gli interrogativi che si pongono sono infatti molti già all'atto dell'acquisizione di una raccolta e le risposte, attualmente, spesso più legate a circostanze contingenti che ad una organica politica.
Mi limito a qualche esempio:
1. Acquisizione. Una condizione certamente essenziale per accettare una donazione è rappresentata dalla sua coerenza con il patrimonio della biblioteca e con le finalità dell'istituzione acquirente. E' una condizione ampia che pone di fronte a molte domande: accettare la raccolta nella sua interezza? O soltanto i nuclei veramente rappresentativi della personalità ed attività del donante? E' pensabile una "deselezione" già all'atto dell'acquisizione? Si devono sempre ed in tutti i casi accettare le eventuali clausole poste dal donante sulle modalità di conservazione, fruizione, ordinamento?
2. Organizzazione. Penso ad alcune possibili alternative:
1. Conservazione del fondo nella sua unitarietà originaria, quindi separatamente dal patrimonio documentario della biblioteca. Creando, ove necessario, una sezione dove conservare le opere antiche e rare; i libri postillati; la parte manoscritta (lettere, appunti scientifici, carte ritrovate eventualmente nei libri).
Soprattutto se la biblioteca possiede molti fondi speciali è la forma più costosa in termini gestionali, ma certamente quella maggiormente corrispondente ad una visione della funzione "archivistica" del fondo e, spesso, alle esigenze della ricerca.
2. Integrazione del fondo nelle collezioni della biblioteca.
3. Conservazione unitaria solo per il nucleo del fondo che maggiormente lo caratterizza e caratterizza l'attività del donante e integrazione della parte restante nelle collezioni generali della biblioteca con possibilità di "eliminare" (attraverso la cessione in dono ad altre biblioteche, o anche la vendita) le opere già possedute.
Le tre alternative non necessariamente si escludono. Di volta in volta la biblioteca dovrebbe essere libera di scegliere il metodo più opportuno, basandosi non su criteri di mera opportunità pratica (meglio sarebbe allora rinunciare al dono), ma tenendo conto di vari aspetti: la natura e tipologia della raccolta; la sua coerenza; la sua valenza come centro di riferimento per particolari attività e ricerche.
La possibilità di allestire un catalogo informatizzato, se non elimina il problema della conservazione unitaria, contribuisce però a sdrammatizzarlo. Attraverso il catalogo, si può infatti riportare in qualsiasi momento il fondo alla sua originaria composizione (anche se non all'originaria organizzazione e struttura).
Catalogazione. La catalogazione è certamente la prima e più importante forma di valorizzazione ed una politica corretta richiede che nel momento in cui si accetta una donazione, si predispongano anche le risorse necessarie allo svolgimento di questa attività che necessita di tempi lunghi e di personale professionale. Un interrogativo che spesso si pone riguarda la catalogazione integrale o meno del fondo. Penso che la risposta non possa che andare in direzione della prima soluzione e che l'unico ostacolo per la sua realizzazione sia quello legato alla disponiblità delle risorse necessarie.
Accesso. Non esiste certo una regola valida per tutte le biblioteche e per tutte le tipologie di fondi speciali se non richiamarsi al principio generale che la fruizione della documentazione è tra gli obiettivi prioritari di tutte le biblioteche. Ed è utile ricordare che anche le biblioteche di conservazione tendono attualmente ad una revisione critica delle loro politiche relative all'accesso.
In alcuni casi questo processo di revisione è indispensabile per far acquisire una più generalizzata consapevolezza dell'utilità dei fondi speciali, come chiaramente espresso da un brano che traduco liberamente da un articolo di "Library Trends (fascicolo dedicato alle "Special collections in the twenty-first century, Summer 2003): "C'è il costante sospetto che molti non comprendano il ruolo dei fondi speciali nelle biblioteche, per cui si è costretti a <giustificarne l'esistenza> fornendo le prove che le collezioni sono realmente usate per la ricerca e per altri obiettivi".
Valorizzazione. In passato un po’ la cenerentola tra le attività bibliotecarie, ha acquistato invece ai nostri giorni un grande peso e può avvenire attraverso varie vie e strumenti. Esposizioni e mostre sono un'occasione per presentare materiali spesso poco noti alla generalità del pubblico ed a volte anche alla stessa biblioteca che li possiede. Offrono anche un'opportunità di collaborazione tra i bibliotecari e gli specialisti di diverse discipline e tra più biblioteche ed istituzioni.
Non si può certo nascondere che l'organizzazione di una mostra è un'impresa complessa che sottrae tempo ad attività spesso ritenute più urgenti e certamente richiede non indifferenti risorse finanziarie. Queste giuste valutazioni non dovrebbero però rappresentare un ostacolo se si è convinti dell'importanza e delle positive ricadute dell'iniziativa.
Altre modalità di valorizzazione utilizzano le ampie possibilità offerte dalle nuove tecnologie, dalla pubblicazione di cataloghi integrali o di particolari nuclei della collezione, alla descrizione attraverso il sito web della biblioteca delle collezioni possedute. Ma le possibilità di esprimere la propria inventiva in questo campo sono molteplici ed è inutile qui continuare nell'elencazione. Vale invece forse ancora sottolineare che la valorizzazione sarà tanto più efficace quanto più i fondi speciali diventino parte attiva della vita dell'istituzione culturale che li conserva.