(da “Non per chi va”)
Non assaltare il concerto dell’acqua.
Rècalo ai tigli spiumati del piazzale,
alle gronde, ai tombini strillanti,
al mattone ubriaco del marciapiede,
e infila la chiave nel portone del padre.
I treni squassano la notte di brace,
singultano benevoli il perdono.
E il padre apre nel sonno gli occhi
Macilenti di brace come la notte.
Invita il figlio al digiuno, cane
Buono nel suono che assòna.
Friggono dal muro le ruote accese
Delle macchine lungo il sottopasso.
Ma tu l’amore riascolta e aspetta,
anche se la notte non fa più male.
Non assaltare il concerto dell’acqua.
Neanche la pioggia è da abitare
Canzone d’ottobre
O se nel fruscìo delle secche foglie
L’eco s’udiva delle lotte passate
Con quelle tante bellezze sperate
Nell’abbraccio ragazzo che accoglie
Tutte le cose state e mai state…
Ma nel pungore delle secche foglie
Le troppe perse inadempiute giornate
Frusciavano d’un’ ansia muta che toglie
Chi dalle case per quell’odore d’estate
Tardiva stupisce nel lento in penombra
Passo dei viali ingrottati nelle strade
Che una tiepida notte di giallezza ingombra…
Libro – libero
“E tu leggi il libro che ti legge
dentro come una sonda del pensiero,
se muove al meccanismo che ci regge
sulla pagina bianca il rigo
Perché lo sai che leggere è pensare
mentre si legge tenendosi al vero
del proprio vivere e del prioprio immaginare
nelle lettere scritte il mondo intero
Perché ti puoi anche fermare, tornare
Indietro rifacendo il sentiero
Già fatto e alla moviola più bella ragionare
Senza dipendere da un fotogramma straniero.
Libro tu stesso che vuol dire libero
Atto in memoria vivente del passato
Più presente ch’è il futuro disegnato
Dal cuore e dalla mente in quel seguente
Rigo di frase o verso impressionato
Da chi scrive a chi legge perché sia ascoltato
Quel che tra leggere e scrivere è il parlare
Vivo in ogni opera scritta celebrato
E perché ancora tanto puoi imparare
Di tutto il bene fatto e tutto il male
Sempre da una all’altra rinviato
Perché ci spinga al meglio che è dato…