Campagna marchigiana
Più da te m'allontano e ai tuoi orizzonti
di libertà più non respiro, data
ormai la mia vita ai brevi spazi,
più non fa nido nel cuore il tuo ricordo
campagna marchigiana...
Ancora vi dipingo nei miei occhi
belle luci di cieli serenati
di massiccio turchino ondosi monti,
seminati distesi nel tranquillo
ordine del disegno. La tua voce,
pace della mia terra, lungamente
in me dura se ancora mi rammento
amoroso richiamo della tortora
tra i quercioli del poggio; nel lunare
silenzio, amico abbaiare del cane:
calmi muggiti dalle greppie, stridulo
gemere della secchia al fresco pozzo.
Mai la città mi renderà straniero
al mio paese, ai queti campi dove
alla lenta parola onde il cortese
villano mi proverbia il mio linguaggio
rinasce alla cadenza ch'è fedele
al labbro di mio padre; ove riscopro
dimenticati, i miei vivi, i miei morti.
Scherzo
Ero in un parco solitario, a un’ora
sazia di luce e che all’ombra si nega.
Tra me cantavo, camminando, come
fischietta il pecoraio e non è allegro,
me, se stesso, ascoltando, d’esser solo
non sente. Tutto mi pareva nuovo
ch’io conoscevo, e che ciascuna cosa
in sé, per sé vivesse. Ogni legame
per un prodigio d’aria si scioglieva.
Vidi mutarsi il vecchio della panca
in una statua senza base. Gli alberi
puntare le radici e sollevarsi.
Volavano anèmoni e le rose
come farfalle, e un angelo di pietra
Lasciò una chiesa e si posò sull’erba.
Se guardavo, lontano, camminare
gli uomini, mi parevano i loro gesti
come un volare di foglie che il vento
a fior d’erba scherzando sparpaglia.
Libere e snelle fuggivano ruote.
Mi si staccò dal petto il mio pensiero
e innanzi a me lo vidi andar correndo
somigliante alla donna che ho nel cuore.